Mar 112015
 

PEPPINOFUMAGALLI

Grazie Signor Peppino

Ho avuto l’onore e il piacere di lavorare per il gruppo Candy una ventina di anni fa, ai tempi del 50esimo dell’azienda.
Il Signor Peppino (Signore con la S maiuscola) era il punto di riferimento assoluto di quell’impero a conduzione familiare, ultimo figlio rimasto del fondatore Eden, il quale, partendo da una piccola officina sulle sponde del Lambro, aveva dato vita ad un colosso industriale.Parliamo della grande industria metalmeccanica, quella Candy capace di sconvolgere il mondo del lavaggio, allietando l’esistenza di tante donne (e pure la mia quando faccio il bucato!).

Il Signor Peppino era un brianzolo di razza, che non amava mettersi in mostra a sproposito, che aveva le idee chiare sul “come si deve fare” e pure sul “come si fa”. E infatti una delle più riuscite campagne pubblicitarie aziendali affermava chiaro e netto nel suo slogan “Candy sa come si fa”.
A Brugherio, Peppino e i suoi fratelli hanno fatto la storia degli elettrodomestici in Italia, acquisendo via via tanti grandi marchi mondiali come la Hoover per formare un gruppo di fama universale con una produzione di altissima qualità. Una vera eccellenza brianzola che ha portato nel mondo il “Made in Brianza”.
Con Peppino Fumagalli muore l’esempio di un’imprenditoria che non c’è più. Il simbolo di un’epoca che dal dopoguerra in avanti è stata capace di costruire, mettendosi in prima linea, con le proprie forze e le proprie sostanze. Senza andare in Borsa a speculare, senza affidarsi alla finanza “creativa”.
Ricordo nitido un suo insegnamento “dipendenti e fornitori vanno sempre pagati a scadenza, primo per una questione di correttezza, secondo perché se non li paghi vanno in giro a parlar male di te e dell’azienda e questo creerebbe un grave danno d’immagine”.
Nonostante le condizioni di salute non buone, complice un cuore stanco per l’età, il Signor Peppino si era fatto accompagnare in azienda solo una settimana fa. Candy era tutto per lui, che faticava anche ad andare in vacanza “perché – diceva – dopo un pò go nient da fà”.
Durante la mia permanenza all’ufficio stampa del gruppo, con la schiettezza di sempre, mi lasciai andare in una affermazione, forse un pò sopra le righe rispetto al compito istituzionale per il quale ero stato ingaggiato: “Un personaggio come lei potrebbe essere un ottimo presidente degli industriali. Come mai altri,come Merloni, hanno coperto
quell’incarico e lei no?”.
Mi lanciò uno sguardo tra il lusingato e il seccato e mi rispose con un”non sono fatto per certe cose”. Come dire “go minga temp da perd, mi go da lavurà!”.
Ho la sensazione netta che salendo in Paradiso il Sciur Peppino trovi il
sistema per mettere in piedi una bella “fabbrichetta”. E anche li, guai a lasciare accese le luci la sera uscendo dall’ufficio!
Grazie Signor Peppino per il grande esempio di vita e per tutto ciò che ha fatto per Monza e la Brianza.
Grazie per tutte le cose che ho imparato in Candy.

Carlo Gaeta

Perdiamo uno dei più grandi artefici dell’eccellenza imprenditoriale briantea

Ci ha lasciati, lunedì 9 marzo, poco dopo mezzogiorno, all’età di 86 anni,Peppino Fumagalli, industriali tra i più amati in Brianza e tra i più conosciuti e stimati nel mondo. Uno dei grandi del “Made in Brianza”. A lui, congiuntamente al padre Eden ed ai fratelli Niso ed Enzo, si deve l’invenzione della prima lavabiancheria italiana subito dopo la II guerra mondiale. Fumagalli era Presidente onorario della Candy, la società di elettrodomestici che nel 1961, con l’apertura del nuovo stabilimento di Brugherio, subentrò, almeno come nome, alla OMEF (Officine Meccaniche Eden Fumagalli), impresa produttrice di strumenti per macchine utensili di precisione creata negli anni Trenta, dal padre a Monza, poco più di una bottega sulle rive del Lambro.  Inutile sottolineare il vuoto difficilmente colmabile che lascia il Signor Peppino.

unnamedI ricordi dei vecchi monzesi vanno al 1946, quando l’azienda si specializzò nella produzione di elettrodomestici  e presentò, a sorpresa,  alla Fiera di Milano, con il marchio Candy (nome voluto per omaggiare una nota canzone americana degli anni 40, la ‘Modello 50’, la prima lavabiancheria di costruzione nazionale. Seguirono, poi, sull’onda del successo conseguito alla rassegna milanese, il ‘Modello 45’ nel 1954, la semiautomatica ‘Bi-Matic’ nel 1957, l’automatica ‘Automatic’ nel 1959 e la ‘SA3’ nel 1964 con vasca ovale e filtro. Nel 1966 fu la volta della prima lavastoviglie, la ‘Stipomatic’, automatica, a doppio scomparto, con lavaggio differenziato, in parallelo e della lavabiancheria ‘Superautomatic’.  Gli anni Settanta, Ottanta e Novanta furono quelli delle acquisizioni di aziende dello stesso settore ed alla Casa di Brugherio finirono: Sovrana di Parma (cucine), Kelvinator Italia e UK (frigoriferi), Zerowat (lavatrici), Rosiéres (cottura e incasso), Mayc-Otsein (lavabiancheria a carica dall’alto), Iberna (refrigerazione) e Hoover European Appliances, filiale europea della conosciutissima e potente Casa statunitense Hoover.

Gli anni Duemila, infine, videro la Candy, divenuta Candy Hoover Group aggiudicarsi il sito produttivo della russa Vesta, con il marchio Watka, l’azienda cinese Jiniling e turca Doruk Ltd-STI, con il marchio Susler ed i diritti esclusivi delle due marche Helkama e Greoa, presenti nei Paesi Nordici.

unnamed (2)L’epica storia della famiglia Fumagalli riporta nel 1970, anno della scomparsa del fondatore, il passaggio dell’azienda dal pionere Eden ai figli Niso, morto proprio il 9 marzo del 1990 (25 anni esatti prima della scomparsa del fratello), Enzo, importatore dall’America dei primi disegni di un oggetto rivoluzionario e di gran successo oltre oceano, chiamato ‘lavabiancheria’ e scomparso, a soli 48 anni, nel 1967 e Peppino, inizialmente amministratore delegato, poi presidente onorario dal 1994, anno della cessione degli incarichi operativi ai suoi figli Aldo e Giuseppe ed a quelli del fratello Niso, Silvano e Maurizio, sino ai giorni nostri.

La Candy Hoover Group è ora la sesta azienda europea produttrice di elettrodomestici, multinazionale, incredibilmente, almeno per certi versi, ‘a conduzione famigliare’, con 40 sedi consociate, in vari Paesi e 8 stabilimenti, dei quali uno a Brugherio e gli altri all’estero e con 5.500 dipendenti, con una produzione complessiva di 6,3 milioni di elettrodomestici all’anno e con un fatturato intorno al miliardo di euro.

Alla guida rimangono Giuseppe, detto Beppe, nel ruolo di amministratore delegato ed Aldo, come direttore business sectorwashing appliances e presidente, affiancati dai cugini Silvano e Maurizio, in rappresentanza della terza generazione monzese.

Dire Candy, significa ricordare gli anni del boom economico, quando gli elettrodomestici e la lavatrice in particolare, entravano di prepotenza in tutte le case degli italiani, dopo il triste periodo della guerra.

unnamed (3)E dire Candy non può non significare la famiglia Fumagalli, ricca di personaggi incredibili, lavoratori indefessi e imprenditori d’avanguardia come il Signor Peppino, Cavaliere del lavoro nel 1973 ed Honorary Commander of the British Empire nel 1998, riconoscimento consegnatogli niente meno che dalla regina Elisabetta II.

I funerali si sono svolti nel Duomo di Monza, come si addice, da tradizione, per gli uomini illustri della nostra terra.

Enzo Mauri 

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